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Juventus contro FIGC, Juventus contro tutti. Ma se Antonio Conte dovrebbe essere assolto, il presidente Andrea Agnelli andrebbe pesantemente punito
La famosa invocazione con cui Oliver Cromwell sciolse il Parlamento Lungo nell'aprile del 1653 è stata riutilizzata di recente dal Financial Times per questioni decisamente più importanti di quella di cui andremo a discutere ora. Eppure, la furiosa supplica del condottiero inglese cade a pennello anche per il caso di Antonio Conte e del calcioscommesse.
In nome di Dio, assolvete Antonio Conte. È un personaggio che mal sopporto e che tante volte ho avuto modo di picconare durante la passata stagione: frignone, maniavantista e paraculo (oltre che un allenatore coi fiocchi, ma è un altro discorso). Questo non significa che sia necessariamente disonesto. Magari lo è, come possono esserlo altri, ma sostenerlo in questo momento è francamente difficile. Diciamola tutta: l'accusa contro di lui fa ridere. Non sta in piedi. Se già l'impianto accusatorio contro Luciano Moggi era quantomeno lacunoso, quello contro Antonio Conte è più traballante della casetta di paglia dei Tre Porcellini: uno sbuffo e va giù. Tutto si fonda sulle parole di un uomo: parole, cioè praticamente niente. Se la versione di un uomo può bastare a danneggiare la reputazione, il portafoglio e in un certo senso la carriera di un altro uomo, allora poveri uomini - noi tutti, intendo.
In nome di Dio, punite Andrea Agnelli. Squalificatelo. Imbavagliatelo. Narcotizzatelo. Qualunque cosa, purché la smetta di agire come fiamma nei pressi di una santabarbara. La Juventus in questa storia non c'entra niente: Conte, Bonucci e Pepe sono finiti nei guai, in mezzo a decine di altri loro colleghi, per ciò che hanno combinato (o non combinato) prima di diventare tesserati Juventus. E la Juve, come club, non rischa assolutamente nulla. Certo, difendere formalmente il proprio allenatore, che è anche un pezzo di storia bianconera, e i propri giocatori è un atto naturale, quasi dovuto. Ma il nostro zolfanello ambulante non si è accontentato di esprimere solidarietà e vicinanza ai propri dipendenti inguaiati: ha deciso di sfruttare scientificamente l'antico malcontento del popolo juventino e trasformare Scommessopoli in un attacco alla tribù bianconera. Agnelli ha pronunciato parole gravissime: ha parlato esplicitamente di dittatura. Lui!, rampollo di una famiglia che una qualche influenza l'ha avuta, non solo sul calcio ma sull'intero paese! Chi vi ricorda? Uno che parla di "stampa in mano ai comunisti"? Ecco. Agnelli andrebbe pesantemente squalificato, così come avrebbe dovuto essere stroncato in maniera molto più decisa il tentativo assurdo di apporsi tre stelle sulla maglia - ma Abete, si sa, ha i suoi tempi. Prima deve rendersi conto di cosa sta succedendo. E allora, se non l'ha capito, glielo spiego io.
Desideroso di prendere le distanze dall'appeasement della gestione precedente, Agnelli sta allargando il conflitto contro le istituzioni del calcio anche dove non avrebbe motivo di essere. La guerra è ormai senza frontiere (c'è pure la Legione Straniera). Il tutto, ovviamente, per finalità molto diverse da quelle che vengono suggerite. Infatti, come sempre in questi casi, la ricerca di un nemico esterno serve solo a rafforzare il potere interno. E, guarda caso, al momento non c'è traccia di quella divisione tra disillusi e fedeli alla linea che aveva caratterizzato gli anni del dopo-Calciopoli. Ora il mondo Juve parla con una voce sola: quella bassa, monotona e insopportabilmente arrogante di Andrea Agnelli.
E ora che lo sa, Abete, che famo?
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alle 19:06
Chiara Chetifrega
allora avresti dovuto scrivere: "Ma,mentre Antonio Conte andrebbe assolto,Andrea Agnelli dovrebbe essere pesantemente SANZIONATO"..se proprio proprio devi scrivere--