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Ibrahimovic PSG: Clemenza Zlatan salva Galliani dalla gogna (ma i Berlusconi dove sono?)

Mercoledì 18 Luglio 2012, 23:00 in Milantropia di

Nella prima conferenza-stampa da parigino, Zlatan Ibrahimovic usa parole dolci per il Milan: e Galliani, circondato dai tifosi furibondi e abbandonato da una proprietà paracula, ringrazia

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Faceva un po' effetto, lo Zlatan, mentre impugnava con improbabile entusiasmo quell'anonima maglietta da parvenu, lui che in fin dei conti ha sempre gironzolato nei salotti buoni. Non che ci fossimo affezionati più di tanto a questo ipertrofico bounty-killer, che esegue il lavoro alla perfezione per chiunque lo paghi, anche fosse il suo nemico di ieri; però è indubbio che con Ibrahimovic (e Thiago Silva) se ne va l'ultimo grande fuoriclasse di quest'epoca rossonera, e allora è giustificabile il saliscendi del pomo d'Adamo.

Ripetiamolo, tanto per farci del male: l'ultimo fuoriclasse. Perché nei 25 anni e rotti di berlusconismo il Milan ha saputo anche essere parecchio mediocre, benché molto di rado; eppure, i campioni non sono mai mancati. Campioni vecchi, rotti, svogliati, depressi - ma sempre campioni. Anche nel momento delle partenze sanguinose, vedi Sheva, vedi Kakà, c'era sempre qualche stella superstite sulle cui spalle piangere. E invece, stavolta, su chi frigniamo? C'è Ambrosini, che del fuoriclasse ha solo il cuore e l'esperienza. C'è Boateng, c'è Pato, c'è Cassano, c'è Robinho: ma li definireste campioni? Chi per un motivo, chi per l'altro, nessuno dei quattro si merita di essere chiamato tale. Oh, le cose cambieranno, almeno in parte, perché certamente arriveranno almeno 3-4 giocatori di buon livello, e allora potremo guardarci intorno con meno rassegnazione. Ma, per il momento, mediocrità a perdita d'occhio.

Probabilmente, il primo ad essersene accorto è proprio Ibra - che, imbeccato da quel gattaccio arruffato che è Raiola, non ci ha messo molto a convincersi che il suo sogno si era trasferito a Parigi. Non solo: nella conferenza-stampa non ha fatto altro che spendere belle parole sul Milan. Nessuna frecciata, nessuna polemica, nessun rancore. Solo bei ricordi e tanti auguri di pronta guarigione.

Un gesto di pietà, da parte di Clemenza Ibra, solitamente implacabile quando c'è da picconare il passato, che Adriano Galliani avrà sicuramente apprezzato. Ci mancava solo questo, avrà pensato il povero a.d rossonero - preso com'è tra due fuochi incandescenti, come la furia montante di una tifoseria che si sente raggirata e il cinismo paraculo di una proprietà che puntualmente si vaporizza quando le vacche sono magre, scheletriche, carcasse.

(foto: infophoto)

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