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La cessione di Zlatan Ibrahimovic, ancor più che quella di Thiago Silva, chiude il miniciclo biennale del Milan. E ora, Galliani e Allegri (o chi per lui) sono chiamati a forgiare una squadra diversa
Quando, alle 21.30 del 28 agosto 2010, sul sito ufficiale rossonero apparve il comunicato che annunciava l'acquisto di Zlatan Ibrahimovic dal Barcellona, il Milan inaugurò il ciclo più breve di questo suo quarto di secolo. Ovviamente, "ciclo" non perché si sia vinto tutto - nonostante i proclama dello stesso Ibra nel giorno della sua presentazione al pubblico - ma perché, finalmente, dopo un paio di anni di smarrimento il club tornava a darsi un'identità, un progetto, una fisionomia, che iniziava e finiva con il profilo affilato dello svedese.
Infatti, se per certi versi la cessione di Thiago Silva è più dolorosa, quella di Ibrahimovic scaverà una cicatrice più duratura. In questi due anni, Ibra del Milan è stato tiranno: nello spogliatoio, certo, anche se durante la prima stagione la vecchia guardia ha saputo confinarne gli istinti totalitari; ma soprattutto in campo. Tutto è passato dai suoi piedi, nel bene e nel male. Il più grande catalizzatore del nuovo millennio è riuscito nell'impresa non indifferente di dominare con la sua figura un club le cui gerarchie erano tradizionalmente definite, dure e immutabili come pietra. La componente collettivista del Milan, da sempre formidabile, è stata gradualmente erosa da questo formidabile self-made man, che gioca da solo, lotta da solo, vince da solo - e per questo motivo, non per altri, non riesce a mettere le mani sui grandi trofei internazionali.
È su di lui che Galliani aveva scelto di incentrare il proprio progetto tecnico. Il sublime Pirlo (sì, era sublime anche e soprattutto prima) è stato sacrificato per questioni di bilancio, certo, ma anche perché in fondo non era più indispensabile. Non in una squadra dove ogni azione è battezzata e quindi conclusa dallo stesso giocatore. E così, al suo posto è arrivato Van Bommel; il centrocampo dei fantasisti ha lasciato il posto a quello degli incursori; è scomparsa la figura del centravanti per agevolare il re zingaro di un accomodante valletto (Binho o Cassano).
È stato un buon progetto. Il Milan ha vinto uno scudetto e quasi certamente ne avrebbe vinto un altro, se gli infortuni non avessero deprivato Allegri di 10 giocatori di media per tutto l'anno. In Champions League le cose sono andate meno bene, ma onestamente non si poteva fare molto di più. In generale, il Milan è stato una squadra vera, molto più continua e convincente di quella sconclusionata del biennio 2008-2010. E di questo bisogna dare atto a Galliani, Allegri e Ibra.
Ora, però, si volta pagina. Radicalmente, con una sanguinosa doppia cessione che, a memoria, non ha precedenti. Con Ibra non se ne va solo un grandissimo giocatore, se ne va un progetto fatto e finito. Senza lo svedese, Galliani e Allegri (sempre che dietro non ci sia qualche filosofo) dovranno decidere quale strada prendere. E, una volta scelto il percorso, selezionare obiettivi coerenti con esso. Per dire: ha senso un centrocampo composto quasi interamente da incursori che agiscono sugli scarichi di un Ibra che non c'è più? E ha senso continuare a non avere in rosa una prima punta autentica?
Ecco perché forse sarebbe meglio rinunciare a colpi ad effetto che poco si sposano con la situazione attuale (Tevez) e magari concentrarsi su giocatori meno celebrati (, ma più idonei per un'architettura nuova, diversa, non necessariamente vincente nell'immediato. E, magari, non dipendente in toto dalla sua architrave.
Quo vadis, Milan?
(foto: infophoto)
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Emilia, il tuo presidente fara' arrivare petroldollari, la famiglia diverra' socio di minoranza, con carica onoraria per lui, e forse dirigenziale per la figlia e per fester.
reinvestire una piccola parte?? vorrei porre alla vostra attenzione alcune cose: primo che le cessioni sono state fatte a luglio ciò vuoldire che il bilancio precedente si è chiuso e ora ne comincia uno nuovo libero dai 70 milioni di rosso. Questo sicuramente dovrà avere delle buone influenze sul mercato estivo e cerco di spiegarne i motivi che sono esclusivamente contabili. Con le cessioni di tutti i giocatori andati via quest'anno più il probabile addio di Robinho il milan risparmierà circa 74 milioni di euro all'anno sul monte ingaggi (parliamo sempre al lordo che è quello che il milan sborsa per gli ingaggi). . .considerati gli introiti dalle cessioni pari a 85 milioni (ibra thiago robinho) e i 40 milioni derivanti dalla champions appena disputata arriviamo alla astronomica somma di 125 milioni. Consideriamo ora gli acquisti: servono un centrale un terzino un centrocampista e due attaccanti. A questi possiamo provare ad aggiungere kakà se dovesse liberarsi a parametro zero dal r. madrid e con una decisa decurtazione dell'ingaggio, cosa non difficile da immaginare visto che tra due anni ci saranno i mondiali e deve rilanciarsi, dove se non nel milan dove è cresciuto? inoltre se preso a parametro zero e con metà ingaggio sarebbe un grosso affare e galliani ci ha abituati a questi colpi. . .per gli ingaggi lordi di tutti questi acquisti si ipotizzano circa 35 milioni a stagione. . .per gli acquisti altri 80. . .in tutto arriviamo a 115. . .ricapitolando sommiamo i 74 mln risparmiati per gli ingaggi e i 125 derivanti da cessioni e champions e arrivamo a circa 200 mln!!togliamo da questi i 115 dei nuovi acquisti tra ingaggi e costi dei cartellini e avanzano 84 milioni di euro. . .il buco di bilancio era 70. . .direi che andremo sopra al pareggio di bilancio nel prossimo esercizio. . .il problema è che non compreranno mai questi calciatori e saremo una squadra da 5 o 6 posto. . .dunque addio ai proventi champions e tutto quello che ne deriva!!
milan da schifo
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alle 20:59
Nino Antonio Figus
MILAN...LA MIA SQUADRA DEL CUORE FIN DA QUANDO ERO BAMBINO,,,ORA DI TEMPO DA ALLORA NE E' PASSATO!!!!MA LA DELUSIONE E' TALMENTE TANTA CHE ,OLTRE ALLA DISDETTA DA MILAN CHANNEL E L'ASSOLUTO DISINTERESSE AGLI ACCADIMENTI IN CORSO,NON GUARDERO PIU' NEMMENO UNA PARTITA...FATE SCHIFO!!!