Sport e Motori
Portogallo-Spagna finisce ai calci di rigore: la prima semifinale dell'Europeo si trasforma in una delle più brutte partite dell'ultimo mezzo secolo. A questo punto molto meglio tornare al vecchio ma sempre amato Subbuteo
Se questo è il calcio, questo non è il mio calcio. Lo 0-0 tra Spagna e Portogallo, che porta dritto le 'furie rosse' (mai soprannome fu tanto falso) alla finale dell'Europeo dopo i calci di rigore, è il manifesto del 'non gioco', una summa di tutto quello che questo sport non deve essere. E, se l'inconcludente Spagna è certamente la prima sul banco degli imputati, correo ne è anche il Portogallo, che dalla sua aveva perlomeno la presenza di un terminale offensivo del calibro di Cristiano Ronaldo.
Per questo, sebbene stasera tiferò Italia (proprio non ce la faccio ad augurare il male agli azzurri), alzerò lo stesso il calice se a passare saranno i tedeschi. L'ho sempre detto, la Germania, e in generale tutte le squadre 'nordiche', mi piacciono a prescindere, per la loro energia e voglia di combattere, per il desiderio di giocarsela sempre fino in fondo, per il loro pubblico colorato e rumoroso.
Spagna-Portogallo l'ho vista a sprazzi, e di sicuro ho evitato l'agonia dei supplementari, perché appena potevo mi alzavo per andare a sbrigare le più ignobili commissioni. Tutto, pur di evitarmi l'oscenità del gioco-non gioco, esasperato titic-titoc del 'meglio del calcio latino'. Bisognerebbe fare delle regole ad hoc: una squadra viene eliminata se non tira da dentro l'area almeno cinque volte nell'arco di un incontro, oppure ripristinare la sempreverde regola dei corner: vince chi ne ha tirati di più, oppure sette corner equivalgono a un gol. Insomma, qualsiasi cosa pur di evitare lo stanco tirare a campare in attesa del fischio del 120'.
E allora rimpiango le mie splendide sfide a Subbuteo, io contro gli amici oppure anche soltanto io contro io: mi ero costruito anche le tribunette color verde e biscotto, ispirate al fantastico stile vittoriano degli stadi britannici. Nelle mie partite non c'erano mai 0-0, proprio come nei veri incontri di stampo anglosassone: si finiva sempre 3-1, 5-4, 7-2. Il centrocampo, proprio come nel calcio scozzese, era praticamente inesistente: lancio lungo sulla fascia, terzino tuttopolmoni in fuga, oppure ala naturale dal dribbling secco, cross teso, torre possente e incornata alle spalle del portiere (quest'ultima fase nel Subbuteo era veramente impossibile). Insomma, calcio vero, divertimento e gol: tutto quello che si deve chiedere a una partita di calcio. (foto: sito OldSubbuteo)
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alle 11:35
Massimiliano Bordignon
Prima o poi Blogosfere dovrebbe sponsorizzare un torneo...