Sport e Motori
A 24 ore dalla finalissima di Euro 2012 tra Italia e Spagna, si sprecano scaramanzie e pronostici: ma, guardando la storia recente e meno recente, ecco come potrebbe finire
Tra poco più di 24 ore allo Stadio Olimpico di Kiev Italia e Spagna si giocheranno il trono d'Europa. Non posso mettere la mano sul fuoco (e basterebbe in realtà metterla fuori dalla finestra: grazie, Caronte) per quanto riguarda i nostri amici iberici, ma di certo noi italiani stiamo spendendo le ultime, boccheggianti ore che precedono l'ordalia nel tentativo di indirizzare il destino con tutta una serie di gesti ai confini con la magia nera che da queste parti chiamiamo "scaramanzia", fingendo di non aver mai sentito nominare Karl Popper.
Io non sarò da meno: sto già ripetendo con precisione robotica tutte le azioni che hanno preceduto il successo contro la Germania, dalla scelta dei vestiti ai ritmi biologici, e a tutta un'altra serie di cose che non è il caso di esplicitare pubblicamente. Ma soprattutto, la mia psiche sfinita dalla tensione e dalle temperature trova come sempre un qualche conforto nelle cifre del passato. Come un John Nash in bagnomaria, ho passato l'ultima ora della mia sciocca esistenza nel ricercare una serie numerica, un codice, una sequenza ineffabile che potesse garantirmi di conoscere quello che succederà domani: e l'ho trovata.
Non è la prima volta in assoluto che Italia e Spagna si giocano un titolo europeo, perlomeno se consideriamo anche le selezioni U-21. Nel 1986 le Furie Rosse ebbero la meglio sulla giovane Italia di Azeglio Vicini, sconfiggendola nella doppia finale dopo ai calci di rigore (entrambe le sfide si erano chiuse sul punteggio di 2-1). 10 anni più tardi arrivò la rivincita, con la nazionale di Cesare Maldini, Totti, Nesta e compagnia che restituì lo sgarbo agli spagnoli guidati da Raul, battendoli proprio dal dischetto dopo che la finale secca di Barcellona si era chiusa sull'1-1.
Pareggi e rigori, rigori e pareggi. Da dove è cominciato il formidabile ciclo della Roja? Per loro stessa ammissione, tutto ha avuto inizio ai quarti di finale di Euro 2008, quando ci hanno eliminato. Ovviamente dopo i calci di rigore, perché la gara (che noi giocammo, è bene ricordarlo, senza Pirlo, Gattuso e Cannavaro) era terminata sullo 0-0. Il fatto è che quando conta non ci battono mai sul campo. Non accade dal 1920, cioè dalla prima delle 30 sfide intranazionali. Il 1920, pensateci: il Duce non era ancora al potere, e la Montalcini non sapeva ancora distinguere bene l'ossitocina dall'acetilcolina.
La Spagna non subisce niente. Nelle ultime 9 partite, tra Mondiali ed Europei, ha incassato la miseria di un gol: quello di Di Natale. Ma, senza Villa e con un Torres impresentabile, segnano pochissimo. L'Italia non è così imperforabile, ma crea senz'altro di più: in definitiva, giace su un equilibrio simile. Equilibrio. Pareggio. Rigori.
Un'ultima considerazione, prima che il caldo finisca di denaturarmi le proteine. La Spagna sogna di la prima squadra della storia a infilare l'incredibile triplete Europeo-Mondiale-Europeo. Solo una nazionale è andata vicina all'impresa, la Germania Ovest tra il 1972 e il 1976, ma a rovinargli la festa ci pensò la Cecoslovacchia nella finale di Euro76. Come? Ai rigori. Con un cucchiaio.
P.S. sgrat sgrat
(foto: infophoto)
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