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Ieri l'addio di Gattuso, Inzaghi e Nesta, ma Ringhio lancia l'allarme: "Lo spogliatoio del Milan è sempre più difficile da gestire". Galliani vuole ricostruire partendo dagli italiani
La verità riguardo allo stato delle cose a Milanello, e in particolar modo nello spogliatoio, la si trova appartata nelle pieghe marginali delle celebrazioni domenicali per i campioni che se ne vanno; e, più precisamente, negli occhi gonfi di Massimo Ambrosini e in una frase di Rino Gattuso. Ma, per chi segue questo blog, non si tratta di nessuna grande novità, visto che ne abbiamo parlato per primi giorni fa (leggi qui).
"Lo spogliatoio era più gestibile in passato, io avevo paura a scendere in campo. Oggi invece i giovani guadagnano già un sacco di soldi e si credono campioni. Per esempio El Shaarawy, che è un bravissimo ragazzi, ogni tanto ti risponde. C'è preoccupazione per i nostri addii? Ambrosini di sicuro è preoccupato, e molto".
A Milanello è tirata per mesi aria pesantuccia. L'emarginazione forzata della vecchia guardia e la conseguente perdita di punti di riferimento nello spogliatoio hanno portato gli elementi più focosi (Ibra e Boateng, ma anche Mexes e diversi altri) a tenere comportamenti lontani da quella che è tradizionalmente stata la rigida disciplina interna di casa Milan. Si è arrivati a episodi di autentica autogestione in sede di scelte medico-sanitarie e di allenamento. E la partenza dei tanti proconsoli non farà che acuire questa tendenza, con il rischio nemmeno troppo velato di una deriva interista (alias, gruppuscoli di giocatori che dettano legge).
Ecco perché, in prospettiva di calciomercato, la vera emergenza non è quella di un terzino, di un mediano o di una seconda punta. Galliani non dovrà solo fare l'alchimista per creare l'oro dai ciottoli di fiume (cioè, comprare giocatori validi con pochi spicci), ma anche gettare le basi per la costruzione futura di un nuovo zoccolo duro. Giocatori di personalità, spirito e soprattutto italiani. Sono tutt'altro che un fan dell'autarchia, ma è indubbio che il senso di appartenenza di un club è dato spesso e volentieri da ragazzi che sanno cos'è il Milan da quando sono nati, e che dunque è più facile ripartire da loro. Montolivo e Acerbi sono il primo passo, ora si faranno tentativi anche per Ogbonna, Criscito e anche Giuseppe Rossi (che è già rotto e non può peggiorare, e soprattutto verrà svenduto dal retrocesso Villareal). Vedremo se basterà. Vedremo se lasceranno fare l'Adriano.
(foto: infophoto)
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alle 17:17
paolo_bl
quando ho letto la frase di Gattuso su El sharawy mi è corso un brivido lungo la schiena paragonabile a quando venni a sapere di barbarella che se la fa col papero. Certo non bisogna nascondersi dietro un dito, sono situazioni che si vivono in tutte le squadre di qualsiasi livello, il giovanissimo che entra in spogliatoio la prima volta e chiede: "posso mettermi qua?" è ormai estinto! Ma ritengo questo problema il più grave del Milan. Se nel 2007 Ancelotti&co dopo un autunno da paura riuscirono a raschiare il fondo del barile e conquistare una champions sontuosa lo fu per merito dello spogliatoio; ora la stessa cosa sarebbe inimmaginabile. Ora rimangono Ambrosini e Abbiati; se resta seedorf, questo è emarginato da allegri...siamo messi male
E poi basta guardare come ha vinto la Juve lo scudetto quest'anno per capire di cosaa stiamo parlando