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Il Milan rischia grosso all'Emirates Stadium: 3-0 per l'Arsenal, ma il 4-0 dell'andata qualifica il Diavolo ai quarti di finale di Champions League
I greci la chiamavano "catabasi", i latini "descensio ad inferos": il vivo che sprofonda nel Regno dei Morti e ne fuoriesce integro abbastanza da poterlo raccontare. Dall'epopea Gilgamesh ai racconti di Poe, passando per Omero e Dante, questo topos letterario è stato declinato in ogni modo possibile dagli autori di tutte le epoche. Certo, la rilettura pulp che ne ha dato ieri sera il Diavolo in persona, affossato nella Giudecca dell'Emirates Stadium, da cui è riemerso sporco, sanguinante, spelacchiato ma ancora vivo, è di quelle che passeranno a futura memoria.
Ho provato a immaginare un'interpretazione tecnica di quanto andato in scena nella tana dell'Arsenal, ma non ne ho trovata nemmeno una adeguata. Non c'è stato nulla di calcistico nel modo in cui il Milan, che solo 20 giorni fa aveva demolito gli inglesi ben al di là del 4-0 finale, si è consegnato a 90' di martirio. Tutto ciò che non doveva essere - deconcentrazione, superficialità, mancanza di coesione, svantaggio immediato, infine inquietudine, paura e terrore - è invece stato. Perché pare proprio che una squadra di calcio sia come l'Overlook Hotel di Shining, in cui i fantasmi dei delitti passati, in questo caso La Coruna e Istanbul, tormentano gli innocenti del presente. Una dormita collettiva è costata l'1-0 di Koscielny dopo appena 6': da quel momento, per un'altra ora, il Milan semplicemente non ha giocato, schiacciato più dall'orrore autoconcepito che dalla forza relativa degli orgogliosi Gunners. La discesa nell'Ade è proseguita, bolgia dopo bolgia. Un clamoroso errore di Thiago Silva è costato il 2-0, poi Nocerino e Mesbah offrivano a Van Persie l'occasione dal dischetto di chiudere il primo tempo sull'inconcepibile 3-0.
Ma è solo al 14' della ripresa che il Diavolo vede... il Diavolo. Il tiro di Gervinho, deviato da Mexes, è respinto da un prodigioso intervento di piede di Abbiati, ma sulla ribattuta piomba Van Persie, che ha sull'amato sinistro la palla per infilzare al cuore il Milan, a non più di 5 metri dalla porta sguarnita: è la fine, ma l'olandese cerca il colpo sotto, trovando tuttavia l'ala protesa di Abbiati a strapparci dal petto la freccia avvelenata. I rossoneri, increduli, si scoprono ancora vivi e capiscono che non ci sarà un secondo miracolo, dall'Ade bisogna scappare con le proprie gambe. Come? Facendo semplicemente il proprio lavoro, scuotendosi finalmente dal velenoso incantesimo in cui erano precipitati. Van Bommel, eroico, rianima i compagni. L'Arsenal non tira più in porta. Ibra e Nocerino vanno a un passo dal gol del 3-1, l'ascensore verso il piano superiore. Ma non ci sono scorciatoie, non in una notte come questa. Bisogna aspettare il 93' per vedere la luce: che non è abbagliante come ci si aspettava alla vigilia, bensì un pallido bagliore. Ma è caldo e benefico e si sente sulla pelle viva.
Il Malnati voleva passare per esprimere le lodi verso il blogger milantropico.
La prosa incontra la poesia per raccontare la mitologia in chiave moderna: che grande crittore che sei!
Ma va a ciapà i rat asd
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alle 19:12
Piresse
Sei un genio caro :love