Sport e Motori
Inutile il gol di El Shaarawy: la doppietta di Caceres consente all'imbattuta Juventus di espugnare San Siro anche nella semifinale di andata di Coppa Italia. Milan senza idee, senza corsa e, se continua così, senza prospettive
Dèjà vu. La vittoria di Coppa Italia della Juve (foto: infophoto) a San Siro avrà probabilmente lasciato questa sensazione, nei tifosi del Milan che hanno avuto la ventura (o la sfiga) di assistervi. Perché il meritatissimo 2-1 con cui i bianconeri hanno prenotato la finale di Roma assomiglia, nella forma e soprattutto nei modi, al 2-0 con cui avevano già sconfitto i campioni d'Italia, il 2 ottobre scorso. Considerando che tra meno di venti giorni ci sarà l'atto terzo, probabilmente lo snodo decisivo per lo scudetto, i tifosi del Diavolo faranno bene a prepararsi una via di fuga.
Scherzi a parte, e senza arrivare all'esodo di massa, non si può non essere preoccupati. Le analogie con la sconfitta di ottobre sono troppe per non rizzare le antenne. D'accordo, come allora a decidere la partita è stata una doppietta estemporanea (di Marchisio prima e di Caceres ieri: ma quando mai). E, d'accordo, come allora il Milan si è presentato all'appuntamento in condizioni atletiche precarie - soprattutto a causa di una situazione infortunati al limite del tragicomico, con 12 uomini nelle retrovie a farsi cucire le ferite.
Ma la situazione è questa e bisognerà abituarvisi in fretta, perché non cambierà almeno per le prossime 2-3 settimane ancora. In questo momento mancano troppi elementi a centrocampo, e disgraziatamente mancano quelli più giovani e dinamici (Aquilani, Boateng, Nocerino, Flamini da inizio stagione); Van Bommel, Ambrosini e Seedorf, 106 anni in 3, fanno quello che possono, ma è chiaro che non possono reggere loro la baracca. La Juve gioca con Padoin, Estigarribia e Giaccherini, plebei del pallone, eppure capaci di fare a fette un centrocampo in evidente asfissia. Se poi ci si mettono alcune performance individuali negative, come quelle dell'inguardabile Mexes, di Emanuelson o di Amelia, allora la frittata è fatta. A tratti è sembrato di vedere il Milan di Leonardo nella sua più sciagurata versione: una squadra senza corsa, spezzata in due tronconi indipendenti, mantenuta in vita soltanto dalle invenzioni dell'uomo più geniale (due anni fa Ronaldinho, oggi Ibrahimovic). E in effetti, a ben guardare, è proprio così. Fossimo in Allegri, ci penseremmo sopra.
Infortuni e crisi atletica, dunque: non c'è ombra di dubbio. Ma non solo, perché bisogna riconoscere che la Juve di Antonio Conte è un signor complesso. Qualità non eccelsa, e quasi tutta concentrata dalle parti di Pirlo, ma gli ingranaggi scivolano alla perfezione e lo spirito di corpo fa il resto. Anche se l'infermeria di Milanello si svuotasse d'incanto, questa Juve socialista è comunque in grado di andare fino in fondo con le proprie gambe.
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