Sport e Motori
La 'potente' pallacanestro italiana si permette di chiudere la porta in faccia a uno dei più grandi campioni di ogni epoca. Teniamoci pure la Coppa Korac e il Trofeo Lombardia, mi viene la nausea
L'ultimo capolavoro del basket italiano si chiama Kobe Bryant. Forse ce la si fa a impedire a uno dei più granti talenti espressi nella storia dello sport (non solo di questo) di venire a giocare nel nostro torneucolo da pezzenti. Forse. Del resto l'impegno mi sembra notevole, alle genialate pronunciate dai presidenti di alcune squadre (Milano), al 'no' chiaro di altri (Varese e Cremona), l'operosa Lombardia si sta mettendo in pari.
Ma quello che spiazza più di tutti è il presidente del Coni, Gianni Petrucci: "Kobe Bryant non arricchisce il basket italiano" le parole pronunciate da una persona che arriva proprio dalla pallacanestro e che fatico a capire. Datemi un pizzicotto. Lo stesso Sergio Scariolo incassa e si morde la lingua: "Come stare sulla luna, nel basket italiano non si capisce nulla" ha detto, ma si capisce che per un vincente come lui questa non è vita, questo è un posto di pazzi. Il presidente dell'Olimpia Milano, tale Livio Proli, si permette di dire che Kobe è solo show-business. Forse. Di sicuro attirerebbe più persone a vedere una partita di pallacanestro di quanto possa fare la sua squadra (della quale oltreoceano non si conosce né il nome né il logo) in dieci anni. Ma andiamo pure avanti. L'Italia rischia di buttare nel cesso, ops, nel water, l'ennesimo tram che lo sport ci fa passare davanti. Milano si tenga pure quelle vittorie così importanti da far passare in secondo piano il possibile arrivo di un campione. Spero si possa ancora salvare il salvabile. Ma ormai la figuraccia è fatta. Teniamoci pure la Coppa Korac e il Trofeo Lombardia, mi viene la nausea.
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