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Mag 0922

Mourinho: "C'è lo 0,1% di possibilità che vada al Real Madrid" (questione di punti di vista)

Pubblicato da Silvio De Rossi, Blogosfere staff alle 10:18 in Calcio Serie A


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Ho parlato spesso di Jose Mourinho, perché lo reputo un guru del calcio. Dopo Arrigo Sacchi è il primo tecnico della "nuova generazione" che abbia saputo stregarmi. Idee chiare, capacità di adattamento e tanta psicologia applicata al calcio. Non solo per gestire i propri giocatori, ma per tenere a bada gli avversari. Ranieri e Ancelotti ne sanno qualcosa. Ieri è tornato a parlare da Campione d'Italia: "Tentazione Real? Per me la cosa più importante è che il mio Presidente sa tutto e sa tutto da me, non dalla stampa o perché qualcuno gliel'ha detto. Il primo a sapere che c'è qualcosa è stato il mio Presidente". Caso chiuso, anche se c'è un piccolo tarlo nella testa del portoghese, perché ha detto chiaramente: "Resto all'Inter al 99,9%". In pratica è come dire: "C'è lo 0,1% di possibilità che vada al Real Madrid". E' la stessa cosa, ma suona in modo molto diverso. Non trovate?

Mourinho è un uomo di parola. Io definisco queste persone "uomini d'onore". Sono certo che resterà all'Inter per tentare l'assalto alla Champions League, poi alla fine del prossimo campionato tirerà le somme e deciderà cosa fare. Prendendo Milito si è assicurato una punta mobile, ma allo stesso tempo potente. Con Ibra formerà una coppia micidiale. Thiago Motta alzerà un muro di cemento armato a centrocampo con Cambiasso. Entrambi faranno male anche in zona gol.

L'Inter che si sta delineando è spaventosa: in Italia era già la più forte, con questi innesti rischia (i tifosi nerazzurri ci sperano) di dare fastidio anche in Europa. Fondamentali altre due mosse: l'acquisto di un centrale difensivo di valore (Vidic sarebbe perfetto) e la conferma di Maicon. Il brasiliano è allettato dall'idea di volare a Madrid per vestire la maglia delle merengues. Se resterà l'Inter potrà puntare con decisione alla coppa dalle grandi orecchie. Immagino già Mourinho munito di sorriso beffardo: "Cosa vuoi fare? Andare al Real Madrid senza di me? Dai Douglas, lascia perdere. Vinciamo la Coppa e poi partiamo insieme". Immenso...

UPDATE!
La trascrizione dell'intervista di Mourinho su Sky.

Tentazione Real?
Per me la cosa più importante è che il mio Presidente sa tutto e sa tutto da me, non dalla stampa o perché qualcuno gliel’ha detto. Il primo a sapere che c’è qualcosa è stato il mio Presidente.

Quindi c’è stato un contatto?
C’è stato qualcosa, il mio Presidente lo sa.

È una grande tentazione il Real Madrid?
È una grande tentazione essere felice, lavorare felice, svegliarmi tutti i giorni e andare, in questo caso, ad Appiano con grande gioia, soddisfazione, e lavorare. Come diceva un allenatore tanti anni fa: dove c’è un campo, i giocatori e qualche pallone, tu diventi felice. Ma ovviamente il Real è il Real e si può dire che una piccola tentazione… (ride, ndr).

Possiamo dire che rimarrai all’Inter al 100%?
Al 99,9%.

L’impressione è che tu pianifichi, che non arrivi mai sprovvisto? È frutto di un impegno intellettuale?
Dipende dalla situazione, qualche volta mi esce veramente spontaneo, mi esce dal cuore, come un’emozione. Sono uno che quando arriva in un club non si protegge, arrivo e prendo la maglia, la vedo come la mia e la difendo, difendo i miei giocatori e per questo mi sembra di poter creare un’empatia in modo veloce. Posso aver problemi con quelli di fuori, posso essere odiato dai tifosi delle altre squadre…Però qualche volta è una strategia. Qualche volta, principalmente la conferenza stampa tradizionale prima della partita -non dopo- ma prima della partita quando si può riuscire a far passare un messaggio di positività per i miei o un po’ di pressione per gli altri; qualche volta è frutto di un lavoro, non solo mio, anche dei miei collaboratori che hanno qualche volta un’opinione, collaboratori tecnici o dell’ufficio stampa. Mi piace essere preparato, però dopo mi sembra di essere una persona molto naturale e molto spontanea. Qualche volta non penso a quello che dico, dico sempre quello che penso.

C’è un po’ di invidia nei tuoi confronti?
È difficile da dire, perché penso che l’invidia sia un sentimento naturale nell’uomo, non è bello, ma è un sentimento naturale. Se io oggi non fossi un allenatore di successo, ma con qualche difficoltà, non posso dire che non guarderei agli altri con un po’ di invidia.

Chi ha vinto alla fine? sei tu che sei riuscito a cambiare il calcio italiano o sei tu che ti sei adeguato al calcio italiano?
Io non ho cambiato niente nel calcio italiano, veramente penso di non aver cambiato assolutamente niente. Il calcio italiano non mi ha cambiato, il mio modo di comunicare non mi ha cambiato, il mio modo di lavorare non è in assoluto cambiato. Io capisco che il mio metodo di lavoro non è molto tradizionalista, però il modo di pensare il gioco, il modo di pensare la competizione, sono io che mi sono adattato.

Se uno arriva e non si adatta come vince?
È impossibile vincere. Chissà se la ragione per cui io ho vinto in Italia e in Inghilterra nella prima stagione è perché ho avuto questa capacità di essere plastico, di adattarmi, di capire il modo di pensare degli altri. Lo dico senza nessun problema: quando noi abbiamo giocato in casa con il Genoa, quando abbiamo pareggiato 0-0, ogni volta che io cambiavo sistema di posizionamento in campo, Gasperini faceva lo stesso e la partita è finita 0-0 e ho capito che avremmo potuto giocare per cinque ore e la partita sarebbe finita 0-0. In quel momento ho deciso di essere preparato per ogni partita, principalmente in casa, con una molteplicità di opzioni, anche in panchina, per fare dei cambi e poter vincere le partite. Per tante volte, in casa, abbiamo trasformato 1 punto in 3 punti, 0 punti in 1 punto e abbiamo fatto tanti punti che penso siano stati fondamentali. Il calcio italiano mi ha fatto pensare in modo diverso. Per esempio, oggi ho parlato con il mio ex giocatore Costinha e gli ho detto che siamo stati al Porto per tre anni e abbiamo giocato in tre anni con due sistemi, siamo stati nel Chelsea tre anni e mezzo con due sistemi, un anno nell’Inter e sei sistemi.

Durante i festeggiamenti della Champions League con il Porto hai fatto vedere al mondo chi è Josè Mourinho
Quella è stata una serata bellissima della mia carriera, però nello stesso tempo una serata in cui ho capito il lato meno bello del calcio. Avevo lavorato in quel club per due anni, avevo vinto tutto, abbiamo finito il ciclo con la vittoria in Champions League e qualche tifoso non aveva capito che io avevo l’ambizione naturale di volere una vita diversa per me. Non era questione di soldi, era questione di ambizione personale, era la possibilità di andare al Chelsea, nella Premiership. E sapere che giocavo la finale con questo tipo di sentimento un po’ brutto, mi ha lasciato una situazione di poca felicità. Dopo la partita ho detto: “ è finita, è finita, voi tornate a Oporto con la Coppa e io vado a Montecarlo a trovare Abramovich. È finito un ciclo per me. La coppa è nostra, è mia, però è finita.”

L’Inter è ancora lontana dal Manchester Utd?
Penso di sì. Penso che è una squadra con caratteristiche completamente diverse dall’Inter. L’Inter è una squadra per vincere lo Scudetto, ma non è una squadra per vincere la Champions League. Dipende dalla rosa, dal profilo dei giocatori, dal modo di giocare. La Premiership si gioca con un’intensità completamente diversa, il profilo dei giocatori che hanno successo in Inghilterra è diverso da quello dei giocatori che hanno successo in Italia. Il Manchester ha capito che non aveva una squadra sufficientemente forte per vincere in Inghilterra perché quando io ero al Chelsea, non solo ha perso il campionato per due anni, ma non ha vinto assolutamente nulla. Anche Ferguson mi ha detto questo quando abbiamo parlato insieme: hanno capito che dovevano cambiare in modo importante. Hanno trovato un dopo Schmeichel e hanno deciso per un portiere di grande qualità. Poi ha trovato Vidic, che insieme a Rio Ferdinand formano una coppia di difensori centrali che sono un muro. Poi hanno tanti giocatori in attacco con caratteristiche diverse che sono tutti bravi, anche se Ronaldo ha un livello diverso. E poi ha un allenatore che è nato per questa squadra. E’ lì da 30 anni con la tranquillità e un savoir faire che fanno di lui uno dei migliori tecnici della Gran Bretagna.

C’era già quest’anno la possibilità di rendere questo gap meno evidente?
Noi all’inizio della stagione avevamo in mente di giocare in un modo, abbiamo lavorato e provato, ma non siamo riusciti ad avere successo con questo modo e abbiamo cambiato con una filosofia diversa di gioco. Possiamo dire che Quaresma era inadatto a questo modulo e, anche che se Mourinho non lo avesse cambiato, l’Inter non avrebbe vinto il Campionato. Possiamo dire che siamo stati bravi perché abbiamo cambiato e abbiamo vinto o che siamo stati non bravi a scegliere i giocatori all’inizio. Se guardiamo le semifinaliste di Champions, a parte l’Arsenal (Inter, Juventus, Bayern Monaco per me sono meglio dell’Arsenal) Barcellona, Manchester Utd, Chelsea sono tre squadre che si possono facilmente caratterizzare, hanno un gioco diverso, ma vengono da una scuola ben precisa. Il Barcellona ha una scuola che è nata 15 anni fa, anche io ho lavorato lì per 4 anni e conosco perfettamente la loro scuola e come si lavora. Anche se sono passati diversi allenatori, tutti hanno avuto tutti la stessa linea e lo stesso metodo. Il Manchester Utd è della scuola di Ferguson e il Chelsea ha iniziato con Vialli e poi, con il mio arrivo, ho trasformato in un modo definitivo la squadra che oggi gioca come giocava con me. Sono scuole di calcio diverse e, secondo me, l’Inter non ha ancora una scuola di calcio. E’ una squadra pensata per avere successo oggi, per vincere oggi la competizione, ma non è una scuola di calcio. Io in questo momento non sono preoccupato di non avere ancora questo tipo di controllo, però il Barcellona che ha lo stesso metodo per i bambini di 10 anni fino a quelli che giocano la finale di Champions League, lo stesso vale per il Manchester e il Chelsea. C’è una scuola che noi non abbiamo e secondo me, per vincere la Champions League, ci vogliono più la cultura, la filosofia e il tempo, la costruzione di una base di lavoro perché la Champions League è la conseguenza di qualcosa. Può anche capitare che una squadra vinca e non si capisca il motivo, però solitamente la vittoria della Champions League è il frutto della costruzione di un percorso.

Guardiola e Ferguson sono allenatori molto diversi. A chi ti senti più vicino?
Per me un allenatore non ha età. E’ impossibile che Guardiola arrivasse al Barcellona e riuscisse a giocare come gioca se non ci fosse stata una cultura dietro di lui. Iniesta e Xavi non hanno imparato a giocare a calcio con lui! Guardiola è un giocatore scelto molto bene perché capisce tutto di quello che è la cultura del Barcellona. Lui gioca come giocava il  suo Barcellona di 15 anni fa.

Come vorresti essere ricordato a 68 anni?
Per i tifosi delle mie squadre come qualcuno che ha fatto qualcosa nella loro vita regalando qualcosa di molto speciale. Ho il ricordo di un signore anziano che una volta a Londra mi incontrò per la strada e, piangendo, mi diceva che era a Bolton quando il Chelsea ha vinto il suo primo Campionato e che quando il Chelsea aveva vinto 50 anni fa il Campionato lui era allo stadio con il padre e con il nonno. Io voglio essere ricordato con questo tipo di emozione dai miei tifosi. Per gli altri tifosi, i cosiddetti tifosi nemici, credo che siano nemici solo del momento. Quando tra qualche anno tornerò in Italia, i milanisti e gli juventini non mi ricorderanno come un pazzo cattivo, ma come uno che lavora con emozione perché il calcio per me è qualcosa di molto importante che riesco a fare in modo divertente, con un grande senso di responsabilità e con professionalità. Questa è la cosa più importante. Abbiamo solo un grandissimo difetto: non sappiamo perdere!

Per chi tiferai in finale?
Non tiferò, veramente. Il Barcellona ha un significato per me: quattro anni, tanti giocatori che sono lì e con cui ho lavorato, è un club fantastico, una cultura di club e una cultura calcistica ammirabile. Guardiola è un amico, è un ragazzo fantastico e, se vincesse la Champions League adesso, sarebbe fantastico per la sua carriera. Il Manchester è il mio calcio del cuore, della Premiership, mi piace tanto questa cultura. Ferguson è un altro amico che ha vinto già l’anno scorso, però mi piace veramente come persona, ho un rapporto molto vicino. Non posso dire per chi tiferò.

Hai detto che ti piacerebbe andare a vincere uno scudetto anche in Spagna: guidando il Barcellona o il Real Madrid?
È difficile da dire. Penso che il Real Madrid abbia perso un’identità: il Real Madrid ha avuto il periodo di Florentino con tutti i Galacticos, dopo ha perso un po’ la sua identità. Poi, ha vinto di nuovo con Capello, perché è un vincente, perché vince anche senza avere una squadra di un altro mondo, per carattere e per organizzazione di gioco, però il Madrid ha perso un po’ la sua identità. Secondo me, l’identità del Real Madrid, in questo momento, è un’identità di società e di club, ma non calcistica. Il Barcellona, anche l’anno scorso, quando non ha vinto niente, aveva la stessa cultura di gioco. Il Barcellona di oggi, con piccoli cambi, ha la stessa filosofia di quando ha vinto con Rijkaard, di quando ha vinto con Van Gaal. Stiamo parlando di venti anni di calcio e un allenatore per andare là, se vuol cambiare questa filosofia, secondo me sbaglia. L’allenatore deve entrare si deve adattare e deve cercare di trovare il modo di potenziare questo tipo di filosofia che c’è già. Il Madrid mi sembra completamente diverso, ha bisogno di un cambio, di una stabilità, di trovare una strada, non solo di successo, ma anche una strada di futuro. In questo senso sono lavori completamente diversi.

Se potessi prendere un giocatore tra Messi e Cristiano Ronaldo, chi preferiresti?
È molto, molto, difficile. Secondo me, Ronaldo, anche fisicamente, è diventato qualcosa di straordinario, perché tecnicamente è bravo, tatticamente si adatta a modulo e posizione. Come fa Ferguson tante volte: adattare i tuoi giocatori alla fragilità dell’avversario. Se l’avversario ha un terzino sinistro piccolino, Cristiano gioca come ala destra; se il terzino destro è lento, mette Cristiano dall’altra parte perché è più veloce. È un giocatore che, secondo me, è più adattabile e non ho nessun dubbio: può arrivare in Spagna e vincere, può arrivare in Italia e diventare il migliore. Anche psicologicamente è un giocatore fortissimo. Messi è il talento puro, un artista, una cosa incredibile, però, per esempio, contro il Chelsea, che ha fatto un blocco molto basso, non con un raddoppio, ma con un “tridoppio”, lui non ha toccato palla, nella partita di Stamford Bridge non ha fatto un tiro in porta, ha fatto un passaggio per Iniesta. Mi sembra che Ronaldo, anche davanti alle difficoltà, è un giocatore in questo momento con un potenziale completamente diverso.

Con Messi c’era stato qualche problema in passato? Gli avevi dato del “cascatore”?
Era un problema del momento, com’era successo fra me e Quagliarella, a Udine, dove io ho pressato un po’ Quagliarella perché mi sembrava che stesse cercando il rigore e dopo lui mi ha detto: “no, mister, non è così”. Ed è finita là. Abbiamo giocato con il Barcellona sei volte in tre stagioni: sei partite in Champions League fra Chelsea e Barcellona, quest’anno due in più, è quasi diventato un classico, è quasi un derby di Champions League. La stagione prima noi avevamo eliminato il Barcellona, a Stamford Bridge era finita 1-0 per noi, poi Messi ha fatto un tuffo, e il 2-1 per il Barcellona ha cambiato la partita.

A Ibrahimovic manca qualcosa per arrivare al livello di Cristiano Ronaldo e Messi? Oppure è un giocatore diverso, così, prendere o lasciare?
Secondo me è un giocatore assolutamente fantastico. Anche se penso che Cristiano sia super super super, se oggi mi dicessero: per il prossimo campionato Ferguson vuol cambiare Ronaldo con Ibra, io non cambio.

Perché vuole andare via?
Non lo so.

Cosa può spingerlo?
Vincere qualcosa di diverso. Se tu mi dici cosa preferisci per il tuo curriculum: cinque scudetti o uno scudetto, due Premiership. Io, per una questione culturale, preferisco una diversità, io non mi vedo come un allenatore che può rimanere nell’Inter per dieci anni. Non mi vedo così e un giocatore ha diritto di pensare che vuole qualcosa di diverso, una sfida diversa, conoscere una cultura calcistica diversa. Secondo me questo non è un dramma, il dramma è il modo di spiegarlo, di farlo capire alle persone e il mercato. Non credo che qualche società in questo momento, per come sta il mondo socio economico, verrà qui per dire 50 milioni, 100 milioni, non credo sia possibile.

Non è che ti sei messo d’accordo con Ibra dicendogli: minaccia che vuoi andar via così il Presidente ci compra tre o quattro giocatori e vinciamo la Champions League?
Ibra pensa esattamente come me e, fortunatamente, anche Branca e Oriali pensano allo stesso modo, e il Presidente anche. Per esempio: Appiano Gentile è una struttura che ha bisogno di cambi, i giocatori hanno bisogno di una nuova motivazione, di nuove condizioni di lavoro. Il giorno dopo la partita contro l’Atalanta c’è stato un investimento e nuove condizioni di lavoro per tutta la squadra, che a volte è meglio che comprare un nuovo giocatore. Questo è un passo in avanti, questo fa capire a un giocatore che la società vuole di più. L’arrivo di Milito e Thiago Motta, anche prima di finire il campionato, perché l’Inter sta già lavorando tanto in quest’aspetto, fa capire ai giocatori che vogliamo di più, vogliamo rinnovare, vogliamo una squadra con più potenziale. Penso che questa è la motivazione che può fare pensare a un giocatore che può essere divertente continuare nell’Inter.

All’inizio hai fatto fatica ad inserire Balotelli…
E continuo a fare fatica. Tutti i giorni, è molto faticoso.

È una questione tattica o di carattere?
Hai visto i suoi nuovi capelli? Un disastro. Con lui è una sfida tutti i giorni.

Cosa è successo domenica con Ibra e Mario?
Ibra, ovviamente, in questo momento ha un’ambizione personale: diventare capo cannoniere. La nostra squadra è una squadra che ha giocato praticamente sempre molto dipendente da Ibra, dal punto di vista offensivo, dai suoi movimenti. Prima del Siena, abbiamo parlato: non deve essere un obiettivo di Ibra, ma della squadra. Se vince, vince. Se non vince, non vince, però deve dobbiamo fare qualcosa in più. Mario ha fatto gol, ha festeggiato con Santon, non è un ragazzo cattivo, lo ha fatto per istinto. Poi, la reazione di Ibra  è stata quella di un po’ di frustrazione.

Perché il calcio italiano in Europa è da “zero titoli”?
È il momento, o il nostro o il loro. Chissà, è il nostro momento meno felice e forte; loro stanno approfittando dell’evoluzione del calcio inglese degli ultimi anni; quella del Barcellona è la vittoria di una scuola di calcio, di un modo di pensare il calcio e di esprimerlo.

Per tornare ad essere competitivi che cosa deve cambiare, in particolare l’Inter? E’ una questione di comprare i giocatori giusti o è un discorso di mentalità? Basteranno tre mesi per portare l’Inter al livello di Barcellona e Manchester il prossimo anno?
Molto difficile farlo e dirlo. Ovviamente se noi cambiamo nella nostra rosa 4-5 giocatori che non sono stati fondamentali per noi, che non sono riusciti a dare alla squadra ciò che la squadra aveva bisogno da loro, … Thiago Motta può portare 5-6 gol in più, più esperienza, più cultura di possesso palla, una presenza fisica importante, adattamento a due modelli di gioco. Con 3-4 giocatori di questo livello possiamo migliorare la qualità della rosa.

Quanto finisce Manchester Utd-Barcellona?
Finisce ai rigori.

Chi vincerà la Coppa del Mondo del 2010 in Sudafrica?
Argentina.

Quale sarà il prossimo trofeo che vincerà l’Inter?
La SuperCoppa a Pechino.

Chi allenerà l’anno prossimo la Juventus e il Milan?
La Juventus Ciro Ferrara e il Milan Marco Van Basten.

E il Real Madrid?
Qualcuno di fortunato.

Dopo Balotelli e Santon chi è il prossimo giovane da lanciare nell’Inter?
Obi, Krhin e Destro.

Qual è il compito più difficile per un allenatore?
Per me è più difficile allenare me stesso e fare tutto il possibile per migliorare sempre e sfidare me stesso, trovare delle risposte anche laddove non ci sono. Io voglio sempre trovare delle risposte a tutto. Tutto ha una ragione nel calcio. E quindi, a volte, è difficile convivere con me stesso. I tifosi sono tifosi. In Italia, Portogallo e Spagna sono molto passionali. Il risultato è sempre il motore di un rapporto: se vinci ti amano, se non vinci sei in grave difficoltà, però il tifoso è sempre con la squadra. Il Presidente tifoso mi piace più del Presidente businessman che vuole fare qualcosa di importante a livello di investimento economico. A me piace il Presidente tifoso, quello che ama il suo club, che vive il suo club per cui il risultato è una gioia per la sua vita. Ad esempio il Presidente Moratti che con la sua situazione sociale economica poteva avere la migliore vita del mondo senza preoccuparsi del calcio, invece si stressa per il calcio, si dedica al calcio e questo mi fa avere un rispetto ancora è più grande. Abramovich non è nato tifoso del Chelsea, ma nel momento in cui lo è diventato, si è completamente appassionato al calcio. Mi chiamava alle due del mattino per segnalarmi un giocatore di una partita del Campionato di Macedonia che io non conoscevo.

Chi comanda all’Inter?
Chi comanda in questa organizzazione siamo noi: io con le mie capacità di allenatore, Branca e Oriali come responsabili di consulenti di mercato che hanno grande esperienza e capacità. E poi ovviamente il Presidente che deve capire le nostre scelte e sapere per quale ragioni vogliamo farle.Poi, ci sono le questioni di ambito economico in cui non ho mai voluto entrare, anche quando ero in Inghilterra.

Carvalho? Arnautovic? Michel? C’è qualcuno che ti piace di più?
Carvalho è uno dei migliori difensori centrali del mondo. Un anno fa era impossibile pensare a lui, adesso penso che sia possibile. Mi piace anche Quagliarella.

Milito e Motta sono ormai cosa fatta. Cosa manca ancora all’Inter?
Motta e Milito sono due giocatori importanti per noi. Abbiamo giocato sempre con Ibra e non abbiamo mai avuto un secondo attaccante sufficientemente consistente per dire che era l’uomo giusto per fare coppia con Ibra. Penso che per il nostro 4-4-2 può diventare un uomo importante, non solo per i gol, ma anche per il tipo di gioco. Si può completare molto bene con Ibrahimovic. Con Motta il nostro centrocampo sarà molto più compatto e forte. Manca un difensore centrale con caratteristiche diverse dai nostri. Mi preoccupa la costruzione di gioco nella prima fase, abbiamo giocatori bravi, però dobbiamo migliorare la costruzione di gioco. Arnautovic è una vera possibilità per noi perché è giovane che non arriva per diventare subito un Milito e un Motta, però potrebbe entrare in un nucleo di giocatori dal grande potenziale. E poi, la squadra ha bisogno di un numero 10. Stankovic ha fatto un lavoro incredibile, però abbiamo bisogno di lui in un’altra posizione.

Cassano sarebbe un numero 10 perfetto?
Non lo so. Come 10 non lo so. Come punta sicuramente. Come uno dei tre davanti, bravissimo. Come 10 bisognerebbe adattarlo un po’ psicologicamente al lavoro difensivo che un numero 10 deve fare. Non so se Antonio potrà avere questa disciplina difensiva per farlo. E’ un talento incredibile che mi piace tanto.

Un voto all’Inter?
8

A José Mourinho?
8

Ai tifosi dell’Inter?
Fino a febbraio 4. Da febbraio ad aprile 8. Da aprile ad oggi 11.

Il giocatore che ha il voto più alto?
10 a tutti perché tutti hanno fatto il massimo possibile per loro.

Cosa ne pensi della questione Ranieri?
Non mi piace mai quando si cambia un allenatore. Però, purtroppo per noi allenatori, tutte le società hanno il potere di decidere la nostra vita. Mi sembra che lui abbia fatto un grande lavoro, la sua squadra giocava un calcio con identità, la sua squadra ha fatto una grande pressione su di noi per tutto il Campionato. Poi, mi sembra che alla fine psicologicamente hanno avuto qualche problema e questo ha fatto venire alla società la paura che la squadra potesse perdere la qualificazione diretta per la Champions. E hanno preso una decisione che non mi piace, che è difficile da capire a due gare dalla fine perché credo che lui meritasse di uscire dalla Juve con un po’ più di dignità e quindi dovevano lasciargli finire il Campionato. Però casa Juve non è la mia, hanno la legittimità di decidere. Però mi dispiace tanto e gli auguro che il prossimo anno, se non in Italia, possa trovare una squadra della sua dimensione perché lo merita.

Da parte tua c’è grande rispetto verso gli altri allenatori?
Sì, c’è rispetto e poi le situazioni iniziano e finiscono nello stesso momento. Come è stato con Beretta. Io rispetto tanto e se qualcuno non ha capito e accettato il tipo di persona che sono io come allenatore, io non ho nessun problema a chiedere scusa, almeno fino ad agosto. Poi, ad agosto, sarà una nuova storia.

Il gioco delle associazioni di idee
L’Inter: Una passione per me
Il calcio italiano: Passionale
I media italiani: Rompiballe
Luca e Paolo: Fanno un calcio bello
Quaresma: Il flop del 2009 che penso possa diventare un grande successo nel 2010
L’intervallo di Atalanta-Inter: Shining con Jack Nicholson
Il Milan: Una grande società, una società storica
Ancelotti: Un bravo allenatore per il Chelsea
Ranieri: Un allenatore che mi piace, anche se può non sembrare così
La Champions League: la Coppa dalle grandi orecchie

Nel giorno della tua laurea hai detto: “Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio“
Penso che le società siano cambiate, i giocatori anche. Mi ricordo che vent’anni fa il livello culturale era completamente diverso. Oggi, il potere dei media è diverso, un allenatore deve essere molto più preparato per confrontarsi con i giocatori, con il mondo e per questo dobbiamo sapere molto di più di calcio. Un allenatore bravo tecnicamente 20 anni fa poteva fare la differenza mentre oggi deve essere molto meglio preparato a tutti i livelli, anche nella gestione delle risorse umane che lavorano per te. Mio padre non aveva nessun assistente. Io invece ho tanti collaboratori e un allenatore, se vuole fare la gestione delle risorse umane, deve essere molto preparato. Per questo il mio professore di Università mi diceva che un allenatore che sa solo di calcio non fa la differenza. Penso che avesse ragione.

Ancelotti sarà l’allenatore del Chelsea?
Mi dicono i miei amici del Chelsea che sarà Carlo. Qualche giocatore mi fa la domanda curiosa: “Mister, sarà bravo per noi, pensi che possa essere positivo?“ Io ho risposto che mi sembra un allenatore molto ben preparato, molto vicino ai giocatori che può creare un ambiente di grande empatia con i suoi giocatori e se si adatta bene al Chelsea, ha un gruppo di sono giocatori che aspettano un allenatore bravo per vincere perché è una squadra che vuole vincere. Se Carlo va o meno è un problema suo e se va al Chelsea, gli faccio gli auguri che tutto vada bene. E se mi chiederà un’opinione, gli dirò che con questi giocatori e questa società, non deve pensare troppo perché è una grande avventura per lui.

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Commenti

1. Matteo Galli, Venerdì 22 Maggio 2009 ore 12:06

Esatto Silvio, immenso... Reputo Mourinho una persona seria perchè schietta, diretta. In un calcio sommerso dal perbenismo ostentanto questa trasparenza semina un po' di timore. Hai ragione, è un uomo d'onore ed è costantemente concentrato sui suoi obiettivi. Se dovessero chiedermi perchè ha dichiarato che resterà all'Inter al 99,9% e non al 100% direi semplicemente che ancora una volta si è rivelato un comunicatore. Quello 0,01% sta facendo parlare ancora di lui su tutti i giornali...immenso...

2. marco, Venerdì 22 Maggio 2009 ore 12:47

se guadagnassi quello che guadagna e con tutti quei giocatori e con un presidente cosi incompetente, anch io sarei immenso.

fate ridere.

3. INTERISTA, Venerdì 22 Maggio 2009 ore 13:33

RIDI RIDI E MO TE PASSA STA ROSICATAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

4. Blogosfere staff, Silvio De Rossi, Venerdì 22 Maggio 2009 ore 14:22

Non credo che Moratti sia più così incompetente. Lo era fino a un paio d'anni fa. E' cresciuto molto. Ha capito tante cose e adesso gestisce molto meglio le bizze della sua "pazza Inter".

Ormai l'Inter strampalata che faceva divertire milanisti e juventini per problemi vari non c'è più. Le cose sono cambiate...

5. Duccio (Rugby 1823), Venerdì 22 Maggio 2009 ore 15:55

Fantastico!

Quando Gattuso disse: "Il 90% di noi vuole che Ancelotti rimanga" pensai "Cavolo, lo avesse detto Zanetti i giornali avrebbero rotto i c@@@@i per sapere chi fosse il 10% che remava contro. Ma essendo il Milan, tutti zitti a evidenziare l'amore della squadra per Carletto".

Ed ecco la conferma! Mourinho parla del 99,9% e tutti a sparare a piena pagina quello 0,1% che manca!!!Ah, il giornalismo, bella invenzione!!!! ;-)

6. Blogosfere staff, Silvio De Rossi, Venerdì 22 Maggio 2009 ore 17:30

Duccio!!! Una frase di Mourinho regala almeno tre aperture.

Comunque ho pensato la stessa cosa quando ho letto la frase di Gattuso. Il problema è che quasi nessuno l'ha letta. Non ha avuto la stessa esposizione mediatica. Chissà perché... 

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