Sempre più giornalisti-blogger, nessun blogger-giornalista
Pubblicato da Matteo Failla, Blogosfere staff alle 07:00 in FuoridiSport
Oggi tralascio Italia, Europei, Valentino Rossi, MotoGp, Formula Uno e Kimi Raikkonen. Voglio parlare di giornalismo e blogosfera. Mi reputo davvero un blogger da poco più di un anno e forse solo ultimamente ho iniziato davvero a pensare da blogger. (foto in basso Flickr, madison_guy)
Sabato riflettevo davanti ad un ottimo mojito su un aspetto secondo me davvero importante in questo momento storico per il web italiano: il giornalismo tradizionale sta contaminando in modo negativo la blogosfera. Vado a spiegare meglio. Io vengo dalla stampa e noto che sempre più ex colleghi si stanno buttando sui blog per avere visibilità. Ma la blogosfera (foto a lato, mediameter.files.wordpress.com) non è nata per avere visibilità, ma per combattere un giornalismo ormai obsoleto e al servizio dei potenti.
Con questo non voglio buttare nel calderone e magari dalla finestra tutta la stampa italiana, dico solamente che non mi piace vedere un giornalista usare un blog come la pagina cartacea di un giornale. Ci sono firme che adoro e che amerò sempre, ma un giornalista difficilmente può dire quello che pensa, deve dire quello che gli è concesso pensare. A decidere quello che devi pensare è la testata del tuo giornale. Se un quotidiano è di destra Berlusconi è bravo, se un quotidiano è di sinistra Berlusconi è cattivo. Se un quotidiano viene venduto al nord il Milan e la Juventus sono fortissime, se viene venduto al centro la Roma e la Lazio sono strepitose. Se viene venduto soprattutto in Piemonte l'Inter è una squadraccia che ha ottenuto i suoi successi solo grazie a Calciopoli. La stampa italiana segue un cliché trito e ritrito ormai fastidioso. Un cliché che, ripeto, sta contaminando la blogosfera.
Noto con piacere che sempre più aziende si stanno aprendo ai blog. Ma è anche vero che la maggior parte delle eminenze grigie che tirano i fili dell'informazione conoscono a malapena il web, figuriamoci i blog (foto a lato Flickr, 45street). Questa parola così strana, questo verso onomatopeico da fumetto fa paura. Sapete come si dice? Se non potete batterlo fatevelo amico. Così si organizzano eventi per i blogger pieni di sorrisi e pacche sulle spalle. Il punto è: devo scrivere bene di un prodotto perché sono stato invitato ad un buffet e mi hanno regalato una chiavetta USB? Se non scrivo bene di quel prodotto verrò invitato nuovamente? Sono domande importanti. Se parlassi della stampa italiana il problema non si porrebbe: la critica è un concetto ormai superato e dimenticato. E' sempre tutto bello, perché nessuno vuole rischiare di inimicarsi un marchio o un'azienda. Ma la stampa non dovrebbe semplicemente informare la persone? Dare a tutti (anche alla casalinga di Voghera) la possibilità di farsi un'idea propria?
Ho come l'impressione che la blogosfera sia nata per ricordare i giusti valori all'informazione. Qui si parla bene e male di Inter, Milan, Valentino Rossi, Lewis Hamilton e Ferrari. Non ci sono paletti o direttive. Qui ognuno dice quello che pensa. Lo faccio io, lo fanno le persone che lasciano un commento. Credo che la chiave di tutto sia semplice: per ESSERE un blogger non basta AVERE un blog. Bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno e la libertà di esprimere i propri pensieri. Altrimenti tutto quello che si scrive perde di valore. Per questo motivo mi chiedo e vi chiedo: Chi è oggi in Italia il vero giornalista?
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Tag: blog, blogger, blogosfera, giornali, giornalismo, internet, sport, stampa, web








Commenti
1. Emanuela Zerbinatti, Lunedì 23 Giugno 2008 ore 08:11
Stamattina siamo sul filosofico! La sconfitta dell'Italia ti ha fatto riflettere sul senso della vita?! ;-)
Molto interessante. Anche io in questo periodo sto riflettendo molto sull'essere giornalista e l'essere blogger o come nel mio caso essere giorna-blogger. Pagherei per vedere simili discussioni su Infosfera. Pensavo servisse a quello!
Eh! anche gli evoluti del web si lasciano sfuggire le grandi occasioni :D
Ma non tutto è perduto. Infosfera è sempre là che aspetta di prendere vita
PS Leggi il mio primo post di questa mattina: è frutto delle mie riflessioni sul tema
2. Duccio, Lunedì 23 Giugno 2008 ore 09:28
Uhm, dopo la sbronza di calcio e birra ci appioppi un post così???
Se concordo in buona parte col tuo ragionamento, c'è qualcosa che mi preoccupa e che vedo anche nel mio mondo, il rugby. Quel sentirsi, troppo spesso, una riserva indiana. Se a parlare di rugby è un rugbista va bene, se è uno che non ci ha mai giocato allora è un infiltrato, uno che intanto non capisce nulla. Se un blog è curato da un blogger va bene, se è un giornalista ad aprirlo è, a prescindere, un infiltrato.
Molti blog (d'informazione e non) sono inutili, molti sono falsi blog, nei quali non ci sono possibilità di commento o l'autore non risponde agli stessi, altri sono d'opinione e alcuni d'informazione. Credo che ogni blog abbia una sua dignità d'esistere e debba venir impostato come l'autore crede sia meglio. Poi, intanto, sta ai lettori decretarne il successo o meno... e se un blog fa schifo di fama ne guadagni ben poca.
Ok, potrei andare avanti per ore, ma è meglio che mi faccia un caffè e pensi a lavorare!
3. Blogosfere staff, Silvio, Lunedì 23 Giugno 2008 ore 19:34
In effetti dopo la sconfitta dell'Italia questo post è decisamente offtopic =)
Comunque era una cosa che volevo dire, spero di essermi spiegato bene.
p.s.
Scusate se replico solo ora, ma è stata una giornata strapiena!
4. Guido Tedoldi, Lunedì 23 Giugno 2008 ore 23:26
La questione che pone Silvio è interessante. Io qualche opinione sul nostro mestiere (sia quello di blogger sia quello di giornalista) e sulla necessità, oggi come oggi in Italia, di mollare la carta per trasferirsi sul web, ce l'ho... sennò non avrei affrontato il percorso professionale che mi sono scelto. Però per argomentare decentemente dovrei scrivere un trattato. Troppo lungo per un commento da pubblicare in un blog.
Cito soltanto 2 episodi.
– All'inizio del 2006, poche settimane dopo aver aperto il mio blog su BlogoSfere, ho assistito a Milano al Dada Day. La vicenda era organizzata dal gruppo Rcs, editore su carta del Corriere della Sera e di decine di altre testate giornalistiche, e uno dei maggiori editori di libri in Europa. L'evento doveva servire a rendere noto all'universo mondo che Rcs aveva messo i piedi nel web, perché aveva comprato Splinder.com, la piattaforma di blog più usata in Italia e presente in altre nazioni europee, e Dada.net, che basa il suo business nella registrazione e vendita dei domini web.
Domanda dal pubblico (circa 200 persone, metà delle quali blogger): «E adesso che possedete quelle tecnologie, cosa ne farete?».
Risposta dal palcoscenico (occupato dai pezzi grossi del gruppo Rcs): «Boh».
Domanda dal pubblico: «Dai, su, non fate i timidi. È ovvio che avete in mente qualcosa. Perché altrimenti avreste speso tutte quelle milionate di euro?».
Risposta dal palcoscenico: «Davvero, non sappiamo cosa abbiamo in mente. D'altronde un anno fa non c'era nemmeno You Tube, e guardate adesso che casino che fa. Come facciamo a sapere cosa diventerà il web e la blogosfera?».
– Nell'estate del 2007 il 30% del nostro network, BlogoSfere, è stato comprato dal gruppo editoriale del Sole24ore. Dopo aver fatto i complimenti al dinamico duo Montemagno & Masieri, ho scritto un paio di mail e commenti per domandare cosa sarebbe cambiato nel nostro lavoro, alla luce magari delle nuove strategie che la collaborazione con un altro gruppo editoriale avrebbe comportato.
Risposta: «Boh».
E io: «Cioè? Non avete pianificato niente?».
Risposta: «Ne stiamo parlando».
Forse Silvio e Matteo sanno qualcosa di più riguardo l'andamento dei colloqui (se e ne sono stati o ce ne sono) tra BlogoSfere e Sole24ore.
Forse l'editoria italiana continua a pensare che il mondo si riduca alla carta, e intanto la blogosfera si fa gli affari suoi.
Forse il fatto che i nostri blog sportivi sono ai primi posti nella classifica di Wikio sta creando per noi (in quanto autori con nome, cognome, faccia e reputazione) una statura e un prestigio che in nessun altro modo avremmo potuto costruirci.
Forse.
Intanto fino al 2002 la parola «blog» non c'era. Ciò non ha impedito che in soli 6 anni il fenomeno sia diventato planetario coinvolgendo milioni di persone. Mi pare bellissimo.
Guido Tedoldi
aka ComeSeFosseSport in BlogoSfere
5. Blogosfere staff, Silvio, Martedì 24 Giugno 2008 ore 10:13
Per Guido: inutile nasconderlo, la blogosfera sta crescendo. E non pensare che Blogosfere non abbia una progettazione, studiata, seria e precisa. Una prova di quanto si sta facendo (di buono) è la crescita nella classifica di Wikio del tuo blog e di quelli di molti altri blogger del network.
L'importante è continuare sulla strada giusta senza snaturare il senso che ha da sempre la blogosfera: l'interazione tra le persone. Una cosa che qui facciamo abitualmente. Non credi? =)
6. giovanni ruotolo, Martedì 24 Giugno 2008 ore 14:01
Il problema non è di forma, ma di sostanza. ovviamente non è vero che il giornalismo tradizionale sia tutto asservito e venduto e la rete è più spesso piena di notizie non verificate e di fonti a dir poco fumose. In realtà esiste soltanto il buon giornalismo e il cattivo giornalismo. Non è affatto detto che internet soppianti la carta stampata e, comunque, c'è una certa resistenza (tranne lodevoli eccezioni) dei media tradizionali a scegliere internet per lanciare le notizie principali, in modo particolare le inchieste e non solo le breaking news. C'è certamente una presenza di giornalisti "tradizionali" che scelgono il web (anche per la possibilità di aprire blog gratis), ma credo la maggior parte di loro non abbia compreso, soprattutto quelli che sono assunti da un solo editore, le potenzalità del mezzo.
7. Blogosfere staff, Silvio, Martedì 24 Giugno 2008 ore 15:06
Sono d'accordo giovanni. Non è tutto bello da una parte e tutto brutto dall'altra. Non ci sono solo cattivi giornalisti o solo brutti blog. La visione deve essere sempre ampia e soprattutto APERTA. Ma sei così certo che la carta stampata non verrà mai soppiantata? Io vedo alcuni giornali regalare qualsiasi cosa pur di essere acquistati ancora. Ormai il quotidiano è l'allegato dell'allegato.
Io amavo la Gazzetta dello Sport, ma ora che ha cambiato look non c'è più neanche la mitica vecchia Rosea...
8. Guido Tedoldi, Martedì 24 Giugno 2008 ore 19:41
@ Silvio (commento n. 5)
Il mio intervento non voleva essere polemico.
Ciò che contraddistingue, mi pare, BlogoSfere da altri network di nanopublishing presenti in Italia (Blogo.it e ISayBlog, per esempio) è la visione che ha originato il tutto: a essere importante è il singolo blogger e la sua capacità di entrare in rapporto con il suo pubblico. Il network è presente e importante, la sua redazione e la sua struttura tecnica lavorano in sinergia con noi blogger per supportare ed essere vicendevole volano di sviluppo.
Un altro aspetto vincente del nostro lavoro, mi pare, è quello di citare (lo si fa spesso nei blog d'area) contenuti che provengono anche dalla blogosfera esterna a BlogoSfere. La conseguenza pragmatica immediata di questo atteggiamento è che arrivano da noi nuovi link e nuovi visitatori, ma c'è un'altra implicazione più profonda e positiva: si diffonde l'idea che la blogosfera sia un mondo generalmente ricco di valore, con punte informative di assoluta eccellenza. Il concorrente non è un nemico bensì un collega che ci stimola a essere migliori.
L'altro network di blog che ha (quasi) lo stesso atteggiamento è Nòva100 del Sole24ore, e mi pare significativo che sia sorta un'alleanza. Alla base c'è una visione coincidente. E finché la blogosfera non avrà preso altre fisionomie rispetto a quella attuale (ovvero ancora per qualche anno di rutilante sviluppo tecnologico e psicologico da parte della massa degli utenti) dalla visione originale dipenderanno molte cose.
I nanopublishing che si comportano come testate giornalistiche tradizionali, invece, non fanno altro che tentare di replicare nel web lo sfacelo che sta avvenendo sulla carta. Se la firma del singolo blogger è messa in secondo piano e vale meno del brand aziendale, per l'editore è un vantaggio (secondo i modi tradizionali di intendere il giornalismo) ma il brand stesso ha serie difficoltà a instaurare l'interazione con i suoi lettori.
Va detto che, nell'ambito dello stesso Sole24ore, ci sono evidentemente anche altri modi di intendere la questione. Il sito web di quel giornale, per esempio, è stato rinnovato da pochi mesi ma SENZA dare la possibilità al pubblico di commentare i singoli articoli.
Lo stesso atteggiamento elitario lo ha tenuto Rcs quando ha rinnovato il sito web della Gazzetta dello Sport.
Invitare i lettori online a «votare» qualche articolo è, come dire, sintomo di confusione mentale. Perché certi metodi vanno forse bene per controllare i lettori e le loro intenzioni d'acquisto a fini di marketing, ma da lì a creare comunità ce ne passa un bel po'.
Ciao
Guido Tedoldi
aka ComeSefosseSport in BlogoSfere
9. Blogosfere staff, Silvio, Martedì 24 Giugno 2008 ore 23:33
Il problema è che quando un portale decide di aprirsi al "2.0" non mette in preventivo tutti gli aspetti. Esempi lampanti sono Gazzetta.it e Sportmediaset.it. Ti raccontano che puoi fare di tutto e poi... non puoi fare proprio niente.
Ma prima o poi le cose cambieranno. Sento già "il suono dell'inevitabilità". Questa l'ho rubata a Matrix... =)
10. Formula1News, Lunedì 29 Settembre 2008 ore 13:13
Leggo con un ritardo pazzesco questo post interessantissimo.
Mi piace molto questa parte, che incarna lo spirito con cui scrivo sul mio blog:
Qui ognuno dice quello che pensa. Lo faccio io, lo fanno le persone che lasciano un commento. Credo che la chiave di tutto sia semplice: per ESSERE un blogger non basta AVERE un blog. Bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno e la libertà di esprimere i propri pensieri. Altrimenti tutto quello che si scrive perde di valore. Per questo motivo mi chiedo e vi chiedo: Chi è oggi in Italia il vero giornalista?
Noto girando per blog che delle volte si scrive per compiacere, sperando di avere visibiltà solo eprchè si è scritti bene su un personaggio amatissimo. I miei articoli negativi su valentino Rossi per esempio son stati sempre affosati dai social network, mentre se si parla di una vittoria tutto bene. Atteggiamento condivisibile fino ad un certo punto ma non corretto. Prevale l'anima del tifoso e non quella della ragione, nel caso specifico citato. Una cosa è importante. Basta essere se stessi e non aver paura mai di scrivere nel bene o nel male. Se si è convinti di ciò che si scrive ben venga. Articoli strampalati e scritti tanto per far piacere ad una platea di ammiratori ce ne son fin troppi. lascio ad altri questo atteggiamento da blogger scadente.
11. Blogosfere staff, Silvio, Lunedì 29 Settembre 2008 ore 13:34
Concordo pienamente. Ognuno deve scrivere ciò che pensa e non ciò che serve per farsi "amici" in Rete. I blogger che seguono la corrente servono a poco. Anzi, a niente.